La critica scientifica alla sperimentazione animale non è animalismo

Spesso capita che i fautori della sperimentazione animale confondano la critica scientifica alla sperimentazione animale con il pensiero del movimento animalista/antispecista, facendo il classico di tutta l’erba un fascio. Così come spesso ci si aspetta che chi mette in discussione la s.a. su basi scientifiche debba essere necessariamente animalista, vegano, ecc.

La critica scientifica alla s.a. è rappresentata da persone del settore biomedico, che mettono in discussione la predittività del modello animale su basi scientifiche allo scopo di salvaguardare la salute umana e promuovere una ricerca maggiormente focalizzata sull’uomo ed in linea con le nuove conoscenze scaturite dall’era post-genomica.

Gli animalisti invece si oppongono alla pratica della s.a. in modo assoluto e globale, generalmente sulla base di un’ideologia antispecista.

E’ lecito che gli animalisti si servano delle argomentazioni che sono alla base del criticismo scientifico per dare maggior forza alla loro battaglia. Quando questo contribuisce a divulgare l’informazione e a spingere nella direzione del cambiamento ben venga; il problema subentra quando la critica scientifica viene modellata e/o tradotta in affermazioni imprecise e senza fonti, talvolta false e tendenziose come attribuire al mondo scientifico l’affermazione che la s.a. è sempre in ogni caso una pratica antiscientifica, senza distinzioni di sorta.

E’ antiscientifico un modello euristico, oppure uno studio di fisiologia animale di tipo comparativo? No. Può sollevare un problema di natura etica, ma la critica scientifica non prende in considerazione questo aspetto ma gli ambiti della s.a. in cui è implicata la predittività dell’animale nello studio di patologie umane, reazioni a farmaci, tossicologia, ecc.

Questa confusione/generalizzazione ha contribuito e purtroppo ancora contribuisce a danneggiare la critica scientifica e il lavoro di molte persone facendo perdere credibilità a chi, sebbene ancora in minoranza nell’ambito della comunità scientifica, mette in discussione i granitici pregiudizi intorno alla s.a. caldeggiando  la necessità e l’urgenza di una svolta.

In conclusione sebbene vi sia una certa sovrapposizione di finalità è importante ricordare che critica scientifica alla sperimentazione animale ed animalismo non sono sinonimi e che qualora le argomentazioni a sostegno della critica scientifica vengano utilizzate per le campagne animaliste lo si faccia in modo appropriato e solo laddove vi siano i presupposti scientifici per farlo.

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